Home > Intervista a Valentina Romeo

Ciao a tutti gli amici dylandogofili,
l’intervista di oggi è alla bravissima Valentina Romeo, autrice siciliana cresciuta a Napoli, che recentemente ha visto pubblicare una propria storia sul Color Fest n.6, dal titolo “Tagli aziendali”. Eccovi alcune note biografiche e l’intervista realizzata dalla nostra bravissima collaboratrice Susanna Galimberti.

Nata nel 1977 a Messina, ha seguito i corsi di fumetto alla Scuola Comics di Napoli per cui ha lavorato anche come illustratrice di progetti per l’editoria scolastica. Nel 2006 inizia come collaboratrice nello staff di Jonathan Steele (versione Star Comics), il personaggio di Federico Memola. L’anno dopo disegna una storia a fumetti sulla vita del Santo Giuseppe Moscati, edita sul n° 57 della rivista Net Magazine. Nel 2009 ritorna in Star Comics realizzando due albi della miniserie Rourke, creata sempre da Federico Memola. Attualmente, fa parte dello staff di Nathan Never, in cui ha esordito sulle pagine del numero 231 “Memorie dal passato”.Nell’aprile di quest’anno ha firmato anche i disegni della storia di Dylan Dog “Tagli aziendali” che fa parte del Color Fest n°6, la collana semestrale che si compone di quattro storie inedite tutte a colori. Questa volta interamente realizzato da donne! Buona lettura!!!!

D: Cara Valentina innanzitutto mi complimento per la tua storia che ho appena finito di leggere.
R: Ciao Susanna, grazie!

D: I tuoi disegni sono molto veritieri, com’è stato raffigurare un personaggio come Dylan Dog avendo un carico “ereditario” di più di vent’anni?
R: Sono cresciuta, come molte persone della mia età, leggendo le storie di Dylan Dog quindi il suo volto si è impresso nella mia mente come se fosse un amico di vecchia data. Però quando ho avuto in mano la sceneggiatura ho provato una forte emozione e un po' di paura perchè il confronto con i grandi del fumetto Italiano che hanno rappresentato le sue storie per 20 anni, adesso, era inevitabile. Dopo qualche pagina mi sono sciolta e mi sono goduta quest'esperienza con molta felicità.

D: Nella storia che hai illustrato il nostro Dylan si ritrova lontano dalla sua amata Londra, sposato e padre di famiglia, come hai immaginato il volto di sua moglie o della piccola? Avevi già dei particolari rilevanti riguardo l’aspetto fisico?
R: La mia storia è il seguito di “Lama di rasoio” , il numero 28 della collana illustrato dal grande Ferdinando Tacconi, quindi la moglie, Rachel, e il dottor Murray sono personaggi già visti che avrei dovuto rappresentare fedelmente. Ma mentre Murray appariva solo in tre vignette finali, Rachel era presente nella maggior parte delle pagine e ho pensato che farla molto somigliante alla Rachel di Tacconi avrebbe svelato in anticipo quello che la sceneggiatrice, Chiara Caccivio, aveva riservato per il finale, quindi l'ho adeguata al mio stile. Morgana, la figlia di Dylan, invece è ispirata a mia nipote, a cui voglio moltissimo bene, si chiama Noemi.

D: Per quanto riguarda l’ambientazione ti sei ispirata a luoghi esistenti oppure alla pura fantasia?
R: Anche Stepdorf o Stefdorp è un paesino già illustrato in Lama di Rasoio. Ho solo visto sul web qualche zona residenziale delle città americane per rendere la casa di Dylan più realistica.

D: Quale tecnica hai usato per i disegni?
R: Susy qui non so che rispondere, se intendi lo stile è realistico in linea chiara, se invece vuoi sapere che ho usato come strumenti quelli sono matita, pennarelli e pennello e china :) )

D: Qual è stato , se c’è stato, il particolare di Dylan Dog che ti è sembrato opportuno valorizzare? E se mai perché? Rilevanza nella storia o nel personaggio?
R: Per tutta la storia ho cercato di dare a Dylan un atteggiamento paterno e un po' malinconico, ma non c'è stato un particolare che ho voluto valorizzare, mi sono fatta trascinare dalla sceneggiatura.

D: Credi che l’incubo peggiore per il nostro Indagatore siano i vari orrori che si trova a combattere oppure una tranquilla vita di uomo qualunque?
R: Secondo me Dylan ha sempre desiderato vivere accanto ad una donna, crearsi una sua famiglia, ma ahimè questa è una vita incompatibile col suo destino. Quindi questa parentesi non è stata un incubo per lui. Il suo più grande incubo, secondo me, è quello di ritrovarsi da solo in un pianeta devastato. L'ultimo uomo sulla terra.

D: Concludo chiedendoti se hai in progetto altre storie per Dylan Dog e, più ampiamente, quali sono i tuoi futuri progetti?
R: Non si è mai parlato di affidarmi un'altra storia di Dylan Dog. Quando mi è stato chiesto di collaborare al Color Fest io stavo già lavorando su una storia di Nathan Never scritta da Alberto Ostini, che ho dovuto momentaneamente sospendere per poi riprendere quando ho terminato i disegni per Dylan Dog.

D: Ti facciamo tutti noi dylandogofili tanti in bocca al lupo per i tuoi futuri lavori e ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato.
R: Crepi! Grazie mille e in bocca al lupo anche a te per i tuoi progetti!

Per qualsiasi domanda, commento o richiesta chiarimenti potete scriverci direttamente nel Forum.
Per commentare questo articolo nel forum clicca QUI'


Articolo di Susanna Galimberti
Condividi su Facebook Clicca su "Mi piace"