Ciao a tutti gli amici dylandogofili,
oggi abbiamo il piacere e l’onore di intervistare Michele Masiero, redattore capo centrale della Sergio Bonelli Editore e sceneggiatore di tanti personaggi della stessa casa editrice milanese. Iniziamo con qualche info sulla sua bio.
Nasce a Castelmassa, in provincia di Rovigo, nel 1967. Nel 1985 inizia la sua esperienza nel mondo del fumetto collaborando con la rivista “Fumo di china” specializzata in critica fumettistica. Ha collaborato fino al 1991 con la Alessandro Distribuzioni di Bologna come curatore di edizioni librarie e scrivendo anche, per la stessa, un volume a tutti noi molto conosciuto e caro “Raccontare Dylan Dog”, “Lugano in giallo” e collaborando con la banda dei sardi (Medda, Serra e Vigna) alla stesura di “Raccontare Martin Mystère” . Ha collaborato anche con “Starmagazine” delle edizioni Star Comics e, come sceneggiatore, per la rivista di fantascienza “Cyborg” diretta da Daniele Brolli e con “Glamour International Production” con cui ha fatto uscire il volume “Dylan Dog 3”. Anche questo un bellissimo volume molto apprezzato da tutti gli appassionati dell’Indagatore dell’Incubo. Nel 1998 scrive la storia “Who Killed Bettie?”, un fumetto erotico inizialmente uscito su “Glamour”, poi ripreso dalla rivista “Blue”, e infine in un volumetto per le Edizioni Lennoxx.
Nel 1991 entra a far parte della grande famiglia Bonelli come collaboratore, prima come editing del personaggio di “Mister No” del quale diventa anche uno degli sceneggiatori . Firma anche l’avventura contenuta nello Speciale Mark n. 11 "I coraggiosi".
Attualmente ricopre la carica, sempre in Bonelli, di redattore capo centrale ed è parte dello staff di sceneggiatori di Dylan Dog. Il primo numero che ha sceneggiato è il 218 “L’incubo dipinto” a cui hanno fatto seguito i numeri 225 “Insonnia”, 227 “Istinto omicida”, 229 “Il cielo può attendere”, 230 “L'inquilino misterioso”, 238 “Gli eredi del crepuscolo”, 246 “La locanda alla fine del mondo” e la sua ultima apparizione risale il numero 260 “La condanna di Casper”.
Ha debuttato anche su Dampyr con la storia “Ombre nella giungla” apparsa sul Maxy Dampyr n°1 dell’Agosto 2009.
INTERVISTA:
D:Innanzitutto complimenti per la carriera e quantità di personaggi le cui storie ha sceneggiato. Passare attraverso tanti personaggi con altrettanti stili richiede una certa poliedricità che di certo la contraddistingue. Contentissimi sia entrato nello staff di Dylan Dog!
Cosa l’ha avvicinata al mondo del fumetto in generale ed a Dylan Dog? Leggendo la sua biografia possiamo dire che sono quasi 20 anni che scrive su e di Dylan Dog.
Per raccontare cosa mi ha avvicinato al fumetto in generale, bisogno fare un salto ormai parecchio indietro, nella mia infanzia: ho iniziato a leggere fumetti per caso, i classici albi trovati a casa di un amico, probabilmente appartenuti al fratello maggiore di questi. Mi ricordo che si trattava di alcuni Tex e Zagor e fra l’altro albi spaiati per cui, per esempio, di alcune storie potevo leggere solo l’inizio e di altre solo la fine, visto che le avventure di questi personaggi si dipanano su più albi. Non so esattamente cosa sia scattato in me in quella fase della mia vita, ma capivo che questo tipo di “lettura” mi prendeva parecchio. Così ho cominciato ad acquistare e poi a collezionare fumetti, fino a diventare negli anni praticamente onnivoro e curioso di ogni cosa fosse “nuvole parlanti”. Venendo nello specifico a Dylan Dog, già da parecchio conoscevo e amavo lo stile di Tiziano Sclavi (incontrato sulle pagine del Corriere dei Ragazzi e in seguito su quelle Bonelli) e già collaboravo a Fumo di China, nella redazione che allora era a Bologna (città dove frequentavo l’Università) presso l’Alessandro Distribuzioni. Ricordo ancora precisamente l’edicola bolognese dove acquistai il primo numero il giorno in cui uscì (26 settembre 1986!): c’era un’attesa fortissima fra noi appassionati di fumetti, attesa che non fu per niente delusa. Anzi, personalmente quella lettura mi entusiasmò: non ricordo da quanto tempo il numero 1 di una collana non aveva un impatto così forte. Qualche anno dopo, mi sono cimentato nella stesura di quello che probabilmente è stato il primo “saggio critico” (lo metto tra virgolette…) dedicato a Dylan.
D:Per lei che ha un’esperienza di oltre vent’anni nel mondo del fumetto, mi dica, cos’è cambiato, se ha notato qualche cambiamento, in questo ambito?
R:Beh, inevitabilmente è cambiato, ma più volte. Per esempio, alla fine degli anni ’80 c’era stato una sorta di “rinascimento” portato dalle riviste d’autore che ci aveva molto entusiasmato, ma non era in effetti che un fuoco di paglia. Intendo in termini di vendite, perché in quanto a creatività, forse è ricordato come uno dei periodi più fruttuosi. In quegli anni sembrava che il fumetto non interessasse più nessuno e che fosse destinato a un grande crisi, ma proprio il successo di Dylan Dog ha fatto sì che invece negli anni ’90 il nostro medium preferito riesplodesse. Ora pare di essere nuovamente tornati indietro: il numero di lettori sembra assottigliarsi inesorabilmente, ma oggi, a differenza della fine degli anni ’80, la disabitudine alla lettura da parte delle giovani delle generazioni (alla lettura in generale e al fumetto in particolare) e le numerose “distrazioni” portare da altri mezzi di intrattenimento forse più “facili” rendono difficile pensare a un ritorno di interesse per il fumetto. Oggi, intravedere un “nuovo Dylan Dog” è davvero difficile, ma in effetti, chissà...
D:Quali sono i fumetti che l’hanno accompagnata nella sua lunga esperienza, oltre a quelli a cui ha collaborato?
R:Tanti, davvero tantissimi… Il primo in assoluto è sicuramente stato Zagor, che è anche il primo che ho collezionato. In generale comunque i bonelliani, di cui sono da sempre un super appassionato. Quelli che ho amato di più probabilmente sono stati Mister No (e immagina la gioia di poterne diventare anni dopo sceneggiatore e curatore!) e Ken Parker. E pensandoci adesso, in effetti, Nolitta e Berardi credo siano tuttora le mie grandi influenze come sceneggiatore. Mi limito a citare questi personaggi bonelliani, ma, come dicevo, l’elenco sarebbe davvero lunghissimo: molto fumetto d’autore italiano, molto fumetto francese, i maestri argentini…
D:Noto, facendo queste interviste, che molti sceneggiatori e disegnatori si confrontano, nella loro carriera, con il fumetto erotico. Sarà per il mito dei manga giapponesi dove spesso si intrecciano avventura ed eros? Quanto il fumetto erotico è stato popolare in Italia e secondo lei come mai ha perso il suo “richiamo”?
R:Beh, io il fumetto erotico l’ho soltanto sfiorato in una storia che ho realizzato ormai vent’anni fa con Roberto Baldazzini, un “divertissement” attorno alla figura di Betty Paige. Ma, tutto sommato, la componente erotica è opera più che altro di Baldazzini, io ho giocato con delle tematiche che (mi rendo conto) sono un po’ delle mie ossessioni e che si ritrovano nelle mie sceneggiature successive, soprattutto di Dylan Dog: cioè il confine tra realtà e fantasia, la manipolazione delle personalità e l’assunto pirandelliano del “Così è (se vi pare)”, cioè di quanto ognuno di noi appaia diverso a seconda delle persone con cui ci troviamo ad avere a che fare. Generalizzando, non so dire cosa sia “successo” al fumetto erotico, ma tutto sommato, quello che è scomparso è piuttosto il fumetto per adulti che spopolava negli anni ’70, spazzato via immagino dalla presenza di materiale più forte (e più realistico), soprattutto pornografico. Le fiabe osé per adulti che erano apparse nelle edicole negli anni ’60 non attecchiscono più su un pubblico diventato ormai smaliziato
D:Tra le sue sceneggiature spicca “Gli eredi del crepuscolo” (n° 238) con disegni della coppia Montanari & Grassani che avevano disegnato anche le due storie precedenti e correlate “La zona del Crepuscolo” e “Ritorno al Crepuscolo” com’è stato scrivere questa storia avendone, come già detto, due alle spalle?
R:E’ stato molto divertente, anche perché, proprio per la caratteristica della “saga del Crepuscolo” che impone un ripetersi ciclico degli avvenimenti, bisognava far ritornare certi cliché e certi stilemi: la sfida era quella di usarli in modo originale (e spero sia riuscita). La Zona del Crepuscolo è una di quelle saghe in cui è più evidente uno dei punti di forza di Dylan Dog, cioè quello di permettere diverse chiavi di lettura: può sembrare una semplice storia claustrofobica e assurda, ma anche un’indagine sulla società massificata che rende tutto e tutti uguali, o ancora un interrogarsi sulle ossessioni labirintiche della nostra mente. Nel mio “Gli eredi del Crepuscolo”, in fondo, si parla di eutanasia.
D:Qual è la caratteristica principale per scrivere una storia per un fumetto? Si ispira a qualcosa in particolare? Libri, film, fantasia, realtà?
R:Tutto questo insieme. Uno sceneggiatore dovrebbe essere innanzitutto un buon osservatore e una persona curiosa: dovrebbe leggere, vedere film e tv (intendo ottimi serial televisivi), ascoltare molta musica, interessarsi di arte. L’idea per una storia può nascere nei modi più diversi, e quasi sempre inevitabilmente da qualcosa di già visto. La bravura (la furbizia? Il mestiere?) dovrebbe stare nel rendere gli stimoli esterni qualcosa di (il più possibile) originale e personale.
D:Tra poco uscirà, al cinema, un film ispirato all’Indagatore dell’incubo. Non crede che, trasportando un eroe cartaceo sul grande schermo, si perda un po’ di quella magia che solo la lettura e l’immaginazione personale del lettore possono dare?
R:Sì e no, dipende da come si affrontano queste operazioni. Come già si sarà detto mille volte, un ottimo esempio è rappresentato dalla nuova ondata hollywoodiana di film tratti dai fumetti, dove la caratteristica principale è il rispetto del character e del suo mondo. Agli eroi italiani pare che questa fortuna debba essere negata…
D:Quali sono i suoi progetti futuri? In generale ma soprattutto attinenti al nostro beniamino dato che non la vediamo sulle nostre pagine da qualche anno!
R:Confesso che il nuovo impegno di redattore capo che ho assunto nella Casa editrice da qualche anno mi ha un po’ allontanato dalla scrittura: probabilmente mi manca la concentrazione necessaria e, anche se le idee ci sono, nel tempo libero vincono sempre altri impegni. Comunque, ho iniziato una storia di Dylan ormai da molto tempo (ehm, qui di fianco in redazione mi dicono “troppo” tempo) e prima o poi riuscirò a terminarla. Si tratta di una storia lunga, probabilmente uno Speciale, che al momento è ferma attorno a pagina 60. Per il momento, l’ho trasferita sull’iPad per portarmela dietro in vacanza, e chissà…
La ringrazio per il tempo e la disponibilità che ci ha concesso e le auguro buon lavoro e di poter leggere presto la sua prossima storia!
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Intervista di : Susanna Galimberti
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