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Nota biografica e professionale
Nella mia vita, il primo stimolo che ho ricevuto dal mondo del fumetto, è stato con Il Corriere dei Piccoli, i miei genitori me lo compravano ogni sabato. Ne rimanevo estasiato perché era enorme nelle dimensioni, era a colori, con tante storie e soldatini da ritagliare, per me era uno sballo completo. E poi io ridisegnavo le figure, le copiavo, mi piaceva tantissimo e da li sono partito. Poi ho conosciuto i fumetti di Hugo Pratt, che amavo tanto perché fatti con pochi segni ma più espressivi di altri (di Battaglia, ad esempio, che rimaneva visivamente più statico), che sono stati per me un punto di riferimento e lo sono ancora oggi insieme ad altro grandissimo, Moebius. Questi erano i disegnatori a cui mi ispiravo... insomma: il top! […] Già da ragazzino sapevo che avrei voluto fare il disegnatore, era una passione ed ero fortunatamente dotato nel disegno, forse anche un fattore ereditario... mia mamma, mio papà, mio zio, disegnavano tutti e quindi ho sempre vissuto in una famiglia stimolante da questo punto di vista. Poi finita la scuola d'arte non ho voluto fare l'accademia ma iniziare subito a lavorare, un lavoro in questo ambiente... quando hai un sogno in testa, vuoi arrivare fino al traguardo. […] Ad un certo punto, osservando i miei lavori, mi sono reso conto che non erano così male, che paragonati vicino a quelli di alcuni disegnatori più scarsi, che non ci fosse tanta differenza. Così, insieme a Marinelli, un disegnatore che frequentavo e dal quale – diciamo – ero andato “a bottega” per imparare qualche tecnica del mestiere, si è pensato di provare al Corriere dei Ragazzi, testata che a lui aveva già offerto occasioni di pubblicazioni e a me avrebbe aperto le porte della mia carriera, infatti una volta entrato ci sono rimasto per 6/7 anni. E da li è cominciato tutto... 2.Come hai iniziato con la Sergio Bonelli Editore e come/su cosa hai lavorato in quegli anni? Come è nato veramente Martin Mystère? Mentre facevo Il Corriere dei Ragazzi, avevo iniziato una serie, “Lord Shark”, ambientata nelle colonie inglesi della Regina Vittoria, un clima un po' alla Lawrence d'Arabia su testi di Mino Milani. Questa serie era stata notata da Bonelli. Così, un giorno, mi chiama Castelli (con cui avevo lavorato già per “Il Giornalino”) dicendomi che gli piaceva molto il personaggio che facevo, che Bonelli era molto interessato a quel periodo storico... che stavano facendo la serie “Un uomo un'avventura” con tutti i migliori disegnatori (Toppi, Manara, alcuni francesi, etc) e che una storia di quella serie ambientata in quel periodo l'avrebbe proprio scritta lui [Castelli]... e mi chiese di farla insieme. Io ero un po' intimidito: essere inserito in mezzo a disegnatori già così importanti... ma Castelli mi rassicurò, invitandomi a Milano per parlarne e conobbi Sergio Bonelli... e accettai. […] poi però non si fece più la storia in questi termini ma cambiò e divenne “L'uomo di Chicago” con ambientazione anni '30. […] Mentre lavoravo a questo progetto, era appena iniziato Ken Parker e la redazione stava cercando dei disegnatori, mi chiesero allora se mi sarebbe piaciuto entrare nella serie ed io risposi si... […] ne disegno sette episodi e mentre lavoravo su questo – sempre 'mentre' – Alfredo Castelli mi dice che aveva in mente una nuova serie, che sarebbe stato il primo personaggio ambientato ai giorni d'oggi (Bonelli aveva sempre fatto western e periodi ben storicizzati fin ad allora), che avremmo lavorato insieme ed io sarei stato il disegnatore titolare. Era Martin Mystère. Non c'erano delle idee fondatrici precise su Martin, se non che dovesse essere un tipo sui 45 anni, biondo, americano, avere una Ferrari Mondial (da un'indagine di mercato del periodo era emerso che la macchina più trendy del momento fosse proprio la Ferrari Mondial 8!). Nel crearlo, devo dirlo, non ho preso spunto da qualcuno in particolare, come è accaduto invece per Dylan Dog, perché non mi piace... penso che il fumetto debba rimanere fumetto e gli attori debbano fare il cinema, non cose a metà... che il fumetto resti prodotto della fantasia. […] Lo studio dei miei personaggi sono andati subito bene in redazione: Alfredo (Castelli) e Sergio (Bonelli) mi dissero di iniziare subito ed è nato Martin Mystère ed ho lasciato Ker Parker. All'inizio non volevo fare le copertine, non mi sentivo un copertinista, la vedevo come una grossa responsabilità... […] si, poi iniziai... e non ho più smesso, continuo tutt'ora a farle e andrò avanti ancora. 3.Come ti approcci ad una sceneggiatura, come lavori, qual'è il tuo rapporto con gli sceneggiatori? Quali sono i tuoi strumenti di lavoro e come ti organizzi la giornata? Di cosa è composto il tuo ambiente quotidiano/il tuo studio dove lavori? Quando mi arriva una sceneggiatura mi butto subito a leggerla, mi piace a priori ed inizio subito a fare qualche prova. Poi dipende, certo, con alcune ti rompi proprio... Ad esempio c'erano alcune storie di Martin Mystère, a cavallo degli anni '90, molto verbose, dove lui parlava tanto ed io non sapevo come metterlo nella pagina, di certo ero più veloce nel disegnarle... […] Ho lavorato con tanti sceneggiatori ed ho avuto sempre ottimi rapporti con tutti. Ho avuto Nizzi (anche su Il Giornalino avevo lavorato con lui), Berardi (un professionista alla grande), Castelli (un pazzo a modo suo ma bravissimo, geniale), e, al di fuori della Bonelli, Dal Pra, un amico proprio. Non ho mai trovato nessuno che mi limitasse nel fare il mio lavoro, ho ricevuto sempre delle sceneggiature tecnicamente perfette, poi capita che in alcuni casi se ne discute insieme e si cerca di trovare la soluzione migliore che renda graficamente meglio il testo. […] Alcuni molto precisi mandano tutta la sceneggiatura o una buona parte, per cui sai già come disegnare certe cose, vai avanti, la leggi e costruisci mano a mano tutto quanto... altre volte invece ti mandano poche pagine per volta, in qualche fase sei fermo in attesa delle pagine successive e lì allora diventa un pochino più faticoso e noioso proseguire cosi tanto lentamente. Poi ci possono essere delle storie che proprio non ti piacciono, se ne disegni tante è normale che ti capiti... poi dopo li è questione di professionalità, è lavoro. Già mi ritengo fortunato a fare il lavoro che mi piace! Utilizzo sempre pennino e pennello, china, qualche volta provo a fare cose un po' diverse costruendomi le punte per conto mio e facendo nuovi tratti, perché alla lunga fare sempre lo stesso personaggio un pochino annoia. Così, pur rimanendo all'interno dei canoni stabili in Bonelli, mi è sempre piaciuto variare per divertimento e per rendere il lavoro più stimolante. Nella mostra ad Ancona questi cambiamenti si vedono... a volte non sembro nemmeno io, mi trovo cambiato tantissimo. Se facciamo riferimento ai fantasy che ho fatto o alle altre cose si vede che sono diversissime le une dalle altre ma è stato un percorso naturale, negli anni si cambia, si è influenzati da autori nuovi che conosci o che ti sono sempre piaciuti. […] Ho il mio studio nella mansarda, due grandi tavoli davanti ai quali mi siedo il mattino dopo aver fatto colazione ed inizio a lavorare. Accendo la radio, prima sento i notiziari per sapere cosa è accaduto, poi la lascio suonare principalmente musica... ho l'impiantino stereo metto qualche cd oppure i canali tematici delle radio online, di solito ascolto rock, jazz, Pat Metheney – a me piacciono i chitarristi, io suono la chitarra – e niente... Lavoro fino a quando me la sento, di norma inizio alle 8-8.30 fino alle 11, faccio una pausa poi riprendo fino alle 12-12.30 e poi il pomeriggio fino a quando mi va, cerco comunque di fare sempre una pagina al giorno. Poi ci sono delle mattine che, non so perché, ti metti seduto e non ti viene niente oppure quello che disegni ti viene male […] quando hai fretta e devi rispettare una scadenza imminente ti ci metti anche se non hai voglia e le forme giuste cerchi di fartele venire per forza sul foglio. 4.La tua prima esperienza con Dylan Dog è stata nella serie Gigante n.13 con la storia “Il senza nome” sceneggiata dalla Barbato. Ti ricordi come è andata? Allora si, sul gigante ovviamente si ospitavano disegnatori anche fuori dalla serie regolare, quando mi hanno chiamato ero contento. Ho conosciuto la Barbato successivamente, quando ci hanno invitato a Bolzano per fare un seminario insieme, fino a quel momento ci eravamo soltanto sentiti al telefono. In quell'occasione, mi ricordo, io parlavo di Martin Mystère e lei di Dylan Dog... era sportivissima, si è messa a cavalcioni sul tavolo, non si è mai atteggiata... è proprio cosi, una tipa tosta, molto intrigante. Per la storia mia non c'è stato alcun problema, a lei piaceva molto come disegnavo e mi ha lasciato ampia libertà, le ho chiesto se preferiva qualcosa in particolare, qualche impostazione della tavola... mi ha risposto: “Ti mando la sceneggiatura, fai come vuoi, non c'è nessun problema, so come disegni”. E mi ha mandato una sceneggiatura perfetta, mi sono trovato benissimo, sono entrato subito nella storia. Bisogna dirlo: il tuo Dylan è un po' martinmysterizzante...ma va bene così. In questo modo si è vista la tua interpretazione del personaggio. Non a caso, anni dopo, sarebbe nata la testata del Color Fest che, oltre a rendere colorate le storie dell'indagatore, le avrebbe viste sceneggiate e disegnate da autori più o meno noti nel mondo dylaniato. Beh, è normale... dopo tanti anni a disegnare Martin Mystère non poteva che venirmi così! [ride]. è invece interessante la situazione di vedere altri disegnatori che fanno lo stesso personaggio... è la stessa logica con cui era nato il Texone. Vedi Magnus, il suo Texone è completamente diverso da ogni altro […] avere una schiera di disegnatori che si affacciano a Tex ognuno con il proprio stile è una cosa interessantissima, ovviamente quel Tex sarebbe venuto diverso dagli altri ma la serie era nata per quello. E anche il Gigante di Dylan Dog era nato così... però – in realtà – era più semplice perché era già moderno, non ambientato nel west... però si, assomiglia parecchio Martin Mystère, è più magro della norma e con quel mento... oh, mi viene sempre così, non riesco ad accorciarlo! [ride] Poi la sceneggiatura della Barbato era ottima e in alcuni punti mi sono proprio divertito, inoltre fare Dylan Dog è anche una situazione lavorativa di prestigio, è diventato un cult. 5.La tua seconda esperienza con l'indagatore è più recente perché risale all'ultimo Color Fest su testi di Badino, con cui avevi già lavorato in passato. Il ritorno su Dylan, anche se con poche pagine, come ti è sembrato? Si, la storia del Color Fest mi ha preso un po' in contropiede, veramente. Sapevo già di doverla fare, mi avevano invitato tempo prima, ma quando è arrivata la telefonata alla scadenza mancavano soltanto un paio mesi, dovevo realizzare 32 pagine... la sceneggiatura però era già pronta. Con Sergio Badino, un ragazzo simpaticissimo, avevo da poco finito una storia di Martin Mystère e mi ero trovato bene. Questa seconda esperienza con Dylan Dog l'ho vissuta un po' di fretta, devo dirlo, non avuto il tempo di divertirmi facendolo... ma sono stato contento di disegnare nuovamente. 6. Qual è stato il tuo rapporto con Sclavi, hai qualche aneddoto? Quanto condividi del mondo e del modo in cui, a partire da Sclavi, si affrontano i temi in Dylan Dog? Quali sono, secondo te, gli aspetti di Dylan che più si avvicinano e si discostano rispetto al mondo di Martin Mystère? Nel disegnare Dylan Dog, sia nella prima che nella seconda occasione, non ho avuto rapporti con Sclavi... ma in realtà avevamo già lavorato insieme, ci eravamo già conosciuti al Corriere dei Ragazzi dove lavorava anche lui. Tempo fa, quando ci siamo rivisti, me lo ricordò lui questo fatto... addirittura al CdR ho disegnato una storia, di cui non ricordo il titolo, scritta da lui e da Alfredo (Castelli). In Bonelli non lo si vede, lui non va in redazione, non esce di casa perché non sta bene... Una volta l'ho trovato in mia compagnia per caso – e c'era anche Hugo Pratt – abbiamo pranzato insieme e con noi c'erano anche Sergio [Bonelli], Alfredo [Castelli] e lo stesso Pratt, il quale ci ha portati in un ristorante argentino di suoi amici – sai lui era di origini argentine – proprio poco prima che Pratt se ne andasse... Questa è l'ultima volta che ho visto Sclavi, poi non l'ho più sentito e quindi non ho aneddoti da raccontare... mi sarebbe piaciuto però non c'è stata più occasione, poi a Milano io non vado spesso e se lo incontri, lo incontri per caso. è considerato ancora uno dei migliori sceneggiatori e non solo per Dylan Dog ma perché prima di tutto è uno scrittore, bravissimo e molto sensibile. Un microcosmo come quello di Dylan poteva nascere solo da Sclavi... per come è fatto lui, per i suoi problemi, per la visione degli stessi che si sporgono verso l'esterno e viceversa... da qui è venuto fuori Dylan Dog con tutte le sue cose, con il suo modo di affrontare il mondo, solo da Sclavi poteva venire fuori la caratteristica di Dylan per il personaggio, per le storie, per ciò che lo circonda. Anche altri sono bravi però insomma Sclavi è Sclavi... comunque poi non ho seguito più attentamente la serie, non la leggo, guardo i disegnatori... ma non saprei dirti quali siano i cambiamenti. La tipologia di problemi ed il modo di affrontarli nel mondo reale hanno condizionato l'humus di una serie che è sempre sensibile di fronte ad ogni argomento... ma pensi che a Dylan sia mancata la presenza costante del suo creatore, cosa che invece non è accaduto a Martin con Castelli? Si, sicuramente ha influito anche questo nel cambiamento di Dylan Dog... ci sono stati degli anni in cui Sclavi non ha scritto niente e questo vuol dire parecchio, fosse stato più presente era meglio. Ci sono tuttavia collaboratori molto validi in Dylan Dog, infatti continua ad andare bene come fumetto perché la qualità è sempre alta, il personaggio è diventato famoso... adesso c'è stato anche il film ma lasciamo perdere... [risatina amara] per dire che Dylan Dog va avanti anche da solo, avendo qualità alle spalle ed il nome famoso... la cosa che invece è mancata a Martin Mystère nonostante Castelli sia sempre stato dietro al personaggio. Beh, Dylan Dog e Martin Mystère sono due mondi diversi, devi entrarci di testa... in Martin Mystère oramai sono abituato, è quasi automatico; su Dylan Dog ci devi stare attento. C'è da dire inoltre che io ho fatto il Dylan Dog della Barbato, non ho fatto il Dylan Dog di Sclavi, magari avrei avuto un'impressione diversa. Però, devo dire una cosa: la Barbato è molto brava ed è entrata molto nel personaggio, sa come farlo muovere... si avvicina molto al nucleo, non dico di Sclavi, ma del mondo che è stato creato per Dylan Dog. Infatti dicono che Sclavi sia il papà e la Barbato la mamma... Ah, si... dicono così?! Ah, vedi allora, ci è entrata proprio [la Barbato], è così. Io all'inizio, le prima pagine [Gigante n.13], avevo un po' di soggezione... sai Dylan Dog, un personaggio così importante. Poi ho visto che mi piaceva farlo, che la storia era accattivante, la caratterizzazione di tutti i personaggi che lo circondavano era carinissima, alla fine mi ci sono anche divertito. Poi interviene anche il mestiere che si ha per non farti essere troppo timoroso... infatti è un'esperienza che rifarei tranquillamente, se non dovessi fare più Martin Mystère mi piacerebbe molto fare Dylan Dog, veramente. 7.Come l'hai presa, come hai vissuto la recentissima perdita di Sergio Bonelli? L'ho presa male, è normale... è capitato un po' all'improvviso, si sapeva che non era stato bene ma poi si era ripreso. La mattina che mi ha telefonato Alfredo [Castelli] mi ha preso proprio in contropiede, stavo facendo proprio un'altra cosa e mi dice: “E' successa una cosa brutta, è morto Sergio”... mi sono venute in mente un sacco di cose, poi mi sono ripreso. Mi sono sentito con Claudio Villa e con gli altri, qualcuno che aveva notizie più precise se l'aspettava, ma molti lo avevano visto da poco a qualche manifestazione e lo avevano trovato bene... poi la situazione si è aggravata e non c'è stato niente da fare. Malgrado ciò, la casa editrice può andare avanti benissimo da sola autonomamente, al suo interno ha delle persone, dei collaboratori validissimi ormai consolidati; anche lui [Sergio Bonelli] negli ultimi anni era spesso all'estero pur continuando a seguire e ad interessarsi di tutto... è comunque una perdita grossa a livello del fumetto italiano, un editore storico che non c'è più, che a livello personale per noi che lo conoscevamo da tanti anni. 8. Qualche progetto futuro o disegno nel cassetto? Che cosa ti piacerebbe fare? A me piacerebbe fare un personaggio di fantascienza ma non alla Nathan Never, con il mantello e il resto... un bel personaggio alla Blade Runner, bello crudo. Ho delle idee ma non ho il tempo per metterle insieme e sistemarle un po'... oppure farei un personaggio con questo stile in forma di romanzo, come one-shot, di quelli che fanno adesso... oppure una miniserie sempre così adattata. Io penso che sarebbe un'ambientazione interessante e che piacerebbe ai ragazzi... e poi la farei un po' alla moebiusiana perché piace a me, per cui mi ci ritroverei a farla volentieri. Ho fatto sempre un sacco di generi... fantasy, western, storici dal preistorico a Vivaldi ma la fantascienza, quella che mi piace più di tutti, non mi è capitato mai. 9. Alla Mole Vanvitelliana di Ancona si inaugura la tua mostra dal titolo “Disegnare eroi” ed è la prima volta qui nel capoluogo marchigiano, raccontaci come è andata e come si sviluppa il percorso nelle sue due diverse sedi espositive (alla Mole e alla Galleria Puccini) Si, è la prima mostra che faccio ad Ancona, mi ha fatto molto piacere ricevere questo invito perché per me è una bella rimpatriata, gente che non vedo da 20 anni, altri che vivono fuori, per cui è un bel modo di incontrarsi. […] Nella mostra alla Mole ho messo un po' di tutto, da quando ero piccolino ad oggi, per cui ci si rende conto delle vari fasi, dei passaggi di stile in tutti questi anni, sono cose a cui sono particolarmente affezionato e sono anche le migliori, secondo me. Nella mostra alla Galleria Puccini invece il clima è diverso, più intimista, particolare anche perché molto raccolto. […] Torno nella mia città, sono nato a Jesi ma mi sento anconetano, ho sempre vissuto qua... è una mostra che abbiamo curato molto, ne ho fatte diverse ma credo che questa sia la più bella, c'è un'atmosfera particolare e poi la struttura sul mare che ha ospitato tanti grandi artisti... eh,è una bella soddisfazione! Giancarlo, ti ringrazio per la disponibilità e la cortesia a nome di tutti gli amici dylandogofili e li invitiamo alla mostra o a prendere visione delle illustrazioni del portfolio inedito dedicato in cui hai inserito anche Dylan Ma no, figurati, grazie a te... venite, siete i benvenuti e quei Dylan lì mi sono venuti bene! (ride) Per qualsiasi domanda, commento o richiesta chiarimenti potete scriverci direttamente nel Forum. Per commentare questo articolo nel forum clicca QUI' Articolo a cura di : Alessia Mimotti | |||||||||||||
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