La musica fa da sottofondo ad ogni vita. Ogni cosa ha la sua canzone: ogni storia d’amore, ogni film e ogni libro. Questo Sclavi lo sapeva bene. Quindi quale musica migliore da usare come coreografia alla sua creatura, Dylan Dog, se non una musica, il trillo del diavolo o sonata in sol minore, ricca di un così grande mistero. Nella sua contaminazione culturale Sclavi ha preso tanto da ogni cosa ma ha dato anche tanto, la scelta del trillo è uno di quei piccoli dettagli che dà e prende tanto a/da Dylan Dog.
La fama del “trillo” è legata indissolubilmente al suo compositore e al modo in qui questa è stata composta.
Tartini è la firma irrealizzata del 700, che per tutta la sua vita non ha fatto altro che cercare di comporre la melodia perfetta che lo consacrasse nell’Olimpo dei grandi compositori di tutti i tempi.
Egli stesso racconta che una notte lo Studio si era prolungato fino a tarda ora e le forze lo avevano abbandonato portandolo in uno stato di veglia. Stato dal quale bruscamente venne svegliato da una musica perfetta, la musica che stava cercando di comporre era lì e risuonava tra le mura di casa sua. Di corsa quindi si avviò verso lo studio. Entratovi, la scena che si trovò di fronte fu agli antipodi della bellezza delle note che risuonavano. Ad esibirsi non era un uomo, bensì il diavolo stesso.
La mente di Tartini era entrata in panico: la musica lo incantava, ciò che vedeva lo angosciava a tal punto da fargli perdere i sensi. Quando rinvenne, ricordava perfettamente quello che aveva visto e ascoltato. Ma la cosa che gli premeva più di ogni altra era quella di ripetere quella melodia e di renderla al mondo. Questa fu l’intenzione, ma per quanto provasse a riprodurla, il risultato non lo soddisfaceva. I suoi tentativi non facevano onore all’essenza di quella musica. Per tutta la sua vita, il maestro non fece altro che cercare di emulare quello che la sua mente sicuramente aveva visto. Ciò che è pervenuto a noi, non è quindi il prodotto finino dello studio di un grande compositore, ma semplicemente l’ultima fatica di un uomo che ha incontrato, per scherzo della mente o volere del destino, come Musa ispiratrice un demone, un’ossessione.
La sonata non è inoltre l’unica macchia scura che si nota sulla tela del grande fumetto di Sclavi. Lo stesso clarinetto di Dog, ha una storia che lo rende misterioso quanto la musica stessa che ne fuoriesce. Il clarinetto è stato acquistato da Groucho nel varco spazio-temporale che si nasconde dietro il negozio “Safarà” e che, si pensa, conduca in una zona dell’inferno. Dylan di suo usa questo flauto per rilassarsi, e lo fa suonando, appunto, la sonata in sol minore, a modo suo s’intende. Modo che non è molto apprezzato dal suo assistente e che, forse, rappresenta il giusto contraccolpo che Groucho deve pagare a Dylan per tutte le pessime battute che questo è costretto ad ascoltare ogni giorno. Inoltre si pensa che ne esistano due di clarinetti, infatti nel primo episodio di Dylan Dog, L’alba dei morti viventi, si vede un altro clarinetto che esplode mentre Dylan tenta di suonare la sonata in sol minore; nel secondo numero della serie, jack lo squartatore, fa la comparsa il clarinetto di cui prima; nel numero venticinque della serie, dal titolo Morgana, poi, è proprio la madre di Dylan che riporta al figlio il clarinetto che nel primo numero era esploso. Il discorso è però controverso, visto che i due clarinetti non si sono mai visti contemporaneamente in una storia dell’indagatore dell’incubo. A parte questa piccola sfaccettatura, dobbiamo dire che un ruolo di primo piano ricopre sicuramente, nella costruzione del personaggio, questo lato dell’universo narrativo scelto da Scalvi.
Una cosa è sicura: ognuno di noi ha la sua canzone, che lo spiega e completa, e sicuramente anche Dylan senza le sue stonatissime note della sua strapersonale versione del trillo, non sarebbe il personaggio che è. Il ragazzo che un po’ tutti noi che lo leggiamo vorremmo essere: per la vita, per i casini, che per le donne che ha la fortuna di riuscire sempre a conquistare.
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Articolo a cura di : Francesco "Pindaro" Diana
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