Home > L'Audace Bonelli fa tappa a Brindisi

Cari amici dylandogofili,
come tutti sanno, la Bonelli è ormai per definizione "il fumetto". E' di sicuro la casa editrice di fumetti più importante d'Europa. Da qualche tempo ama definirsi "la fabbrica dei sogni" e ne ha ben ragione. Da settant'anni concilia qualità e quantità, tradizione e innovazione. Sperimenta idee nuove e riesce a stare sul mercato in un settore decisamente in difficoltà: nell'era in cui i fumetti, rispetto al passato, sono fatti meglio ma vendono meno. E già qui avremmo argomenti per discutere per giorni. In realtà il "caso Bonelli", comunque lo si discuta, è un fenomeno straordinario. Ed è quanto avranno pensato i mattacchioni della Comicon che hanno allestito la mostra "L'Audace Bonelli", proponendola prima a Lucca e a Napoli per poi sbarcare in quel di Brindisi. Una maniera di vivere in grande il magnifico compleanno bonelliano: settant'anni portati benissimo. Tanti sono infatti gli anni di un editore che, sotto svariate denominazioni, ha prodotto centinaia di migliaia di tavole, inondando le edicole di innumerevoli personaggi e di storie fantastiche. La mostra prova a svelare il "mistero Bonelli" a cominciare dal bellissimo catalogo a colori che, in 250 pagine illustratissime, svela i misteri e il "backstage" della casa editrice.

Il 27 gennaio scorso ci siamo fiondati al Bastione San Giacomo di Brindisi sfidando una pioggia che non dava tregua. Serata fredda e grigia, un po' crepuscolare, diciamo pure dylandoghiana. Siamo in tre, armati di macchina fotografica e videocamera: un dylandoghiano doc, un veterano di Tex e una fan sfegatata di Julia. All'ingresso ci accoglie il banchetto con le brochure e il catalogo della mostra proprio a fianco di una enorme gigantografia di Ken Parker. Le sale del Bastione sembrano adattissime ad ospitare le tavole originali che sono esposte. Se ci fossero i pipistrelli saremmo a cavallo. Le tavole sono tantissime. Sono un centinaio e mettono insieme una sorta di collettiva dell'universo bonelliano. Passiamo in rassegna decenni di storia italiana attraverso le tavole di Tex, Dylan Dog, Zagor, il Comandante Mark, Il Piccolo Ranger, Mister No, Martin Mystere, Nathan Never, Julia... fino ai più recenti Magico Vento, Dampyr, Brendon, Demian, Napoleone, Brad Barron, Caravan, Volto Nascosto, Greystorm, Cassidy... Una sbornia di nuvole parlanti, un trip di "letteratura disegnata". Imbambolati dal segno grafico del gotha del fumetto italiano. C'è solo da stropicciarsi gli occhi e lasciarsi andare come ragazzini.

Gli ambienti sono organizzati a meraviglia e la scenografia è di sicuro effetto: grandi sagome dei nostri eroi di carta ci accolgono con aria complice. Mentre il mio amico restava incantato a guardare le sceneggiature di Tex nei foglietti originali che il patriarca Gianluigi Bonelli preparava per i disegnatori, mi sono precipitato nella "zona Dylan Dog" che gli organizzatori annunciavano "ulteriormente arricchita rispetto alle uscite di Lucca e Napoli". Per raggiungerla ho dovuto schivare la sella di Tex (una sella vera!), la sagoma di Mister No, per poi quasi inciampare sulla scrivania di Dylan Dog, riprodotta a grandezza naturale, con tanto di galeone incompleto... Intanto la nostra amica aveva già familiarizzato con Bruno Brindisi (non potevano che mandare anche lui a... Brindisi!) e si era messa in fila per farsi fare un disegnino originale sulla sua copia del catalogo. Mentre mi godevo le tavole originali di Stano è comparso lui in persona, magro come un grissino, assediato da numerosi fan. Ha scelto una vetrinetta della mostra come tavolo da disegno e, pennelli alla mano, si è messo a buttare giù sangue per assecondare le mille richieste che gli piombavano addosso. "Fammi un dylandoghino sul polsino della camicia..." gridava qualcuno. "Un profilo di Dylan su questa cartolina...". E poi c'erano quelli con un il solito fascio di copie dylaniate che gli chiedevano di firmarle (magari per verderle su Ebay!?). Insomma una bolgia del... diavolo, ovviamente. Per un attimo sono rimasto assai perplesso. Perché, dopo tutto, mi sembrava singolare che chiedessero ogni genere di diavoleria a uno che si chiamava Angelo...

Stano lo conosco da qualche anno. Da quando ha disegnato la copertina per un disco di musica etnica del mio gruppo. Io a Brindisi ci sono andato anche per fare due chiacchiere con lui. E allora mi infilo nella calca e riesco a raggiungerlo: un abbraccio caloroso e con un'occhiata ci diciamo tacitamente che si rimandava la chiacchierata a dopo gli autografi e i disegni di rito... Non mi restava che aspettare. Faccio un paio di riprese video e raggiungo il mio amico Carlo che, nel frattempo, si stava letteralmente mangiando con lo sguardo qualcosa che non riuscivo a intravedere nella sala accanto. Ho pensato che si trattasse della solita dotatissima gnocca. Macché! Mi sbagliavo. Si era semplicemente incantato a guardare le tavole originali di uno Zagor d'annata a firma di Gallieno Ferri. E mentre lui continuava a sognare, immerso nelle storie dello "spirito con la scure", ho notato che accanto a Bruno Brindisi c'era un altro autore bonelliano intento a firmare autografi e a fare disegnini umoristici. Era di spalle e non sono riuscito a inquadrarlo subito. Poi lo abbiamo riconosciuto. Era Moreno Burattini, manco a farlo apposta, uno degli autori di Zagor, forse l'erede più accreditato di Guido Nolitta, al secolo Sergio Bonelli. Moreno è uno con la parlantina facile. Affabile e disponibile, diventa un fiume in piena non appena lo si coinvolge in una discussione sui fumetti. In quanto a verbosità io non sono da meno. Metteteci insieme a fare due chiacchiere e faremmo notte. Fino a farci buttare fuori dal proprietario del saloon.

Carlo mi conosce bene e, quando mi ha visto parlare con Moreno, si è subito allarmato, anche perché avevamo l'auto parcheggiata in divieto di sosta. Ha annusato comunque il pericolo. Per un attimo ha temuto che con Moreno si facesse come in quelle storie di Tex che, attorno a un fuoco, spiega ai suoi pards il piano per annientare i banditi. Cioè almeno una ventina di pagine prima di vedere un po' di azione... "Non esagerare - mi ha subito sussurrato - non fatela lunga". Quando gli ho fatto notare che Stano era ancora impegnato e bisognava "ammazzare il tempo", ha rinunciato a contenermi e si è incamminato verso il settore dedicato alle pubblicazioni extra della Bonelli. Io e Moreno abbiamo continuato a rimembrare i bei tempi, quando Ken Parker faceva accapponare la pelle a entrambi. Poi è seguita la classifica delle rispettive migliori storie da portare sull'isola deserta, la classifica dei personaggi più sfigati. E altre classifiche che non oso citare... Abbiamo anche avuto modo di sapere che tutte le altre mostre allestite da Bonelli sono ancora reperibili e riproponibili. L'editore le conserva tutte ben imballate nei suoi magazzini. Insomma, basta andarsele a prendere e poi riportarle indietro. Per finire ci siamo soffermati sull'imminente uscita del nuovo numero di Zagor. Intanto la nostra amica aveva puntato una tavola di Julia disegnata da Marco Soldi e si era messa a chiedere agli organizzatori se fosse in vendita... Suscitando una certa ilarità.

Due ore dopo eravamo ancora lì che si aspettava Stano. "Giuda ballerino, ma quanto ci mette?!", mi grida Carlo che intanto aveva fotografato tutta la mostra. Poi mi aveva fatto notare che le luci che illuminavano le sale del Bastione non erano adatte al caso. Erano quelle che solitamente illuminano quegli ambienti e risultavano insufficienti. Bisognava invece usarne altre direzionandole sulle tavole dei fumetti. "Non fare il pignolo - ho provato a ribattere - voi fotografi siete tutti uguali, cercate sempre il pelo nell'uovo...". In realtà aveva ragione lui. Finalmente avevamo trovato un difetto di questa mostra bellissima...

"Che si dice di bello in Puglia?". La voce ci arriva alle spalle come una pugnalata. Ci giriamo e ci accorgiamo che era lui, Angelo Stano, finalmente libero. "Tra terroni ci si dovrebbe intendere..." proviamo ad abbozzare. In fondo è un nostro conterraneo. E' nato a Santeramo in provincia di Bari, stesso paesino dove vive Carlo... Lui entra nella parte e comincia a sostenere che il pane di Santeramo è più buono di quello di Altamura (la mia città!). "Sarà, ma a Milano trovi quello di Altamura e non l'altro", ribatto con orgoglio. "Guarda che il pane io me lo faccio da me, in casa", replica con una certa soddisfazione. Seguono una serie di "amarcord" su Santeramo tra lui e Carlo. La casa dove viveva da ragazzo, se c'è ancora il cinema, la piazzetta Chiancone, il padri monfortani e bla bla bla...

Li fermo con decisione: "Senti, parliamo un po' di fumetti..., vorrei regalarti un libro di storie popolari della Murgia, storie di paura... che magari potresti illustrare". E lui: "Sai quanta gente mi manda storie così..?! Per la verità, avrei voglia di disegnare qualcosa di completamente diverso da un horror... anche se disegnare Dylan mi diverte da matti". "Se impari a disegnare i cavalli puoi provare con un western..." ribatto sarcastico. "Un western? Ma no, dai, però ti assicuro che i cavalli so disegnarli... e se proprio devo disegnare un western me ne andrei sul tipo Ultimo dei Mohicani". A bruciapelo gli chiedo: "Da cosa giudichi un buon disegnatore?". Risposta: "Da come disegna i piedi, le scarpe, insomma la parte del corpo che spesso nei fumetti non si vede...". E poi aggiunge: "Per quanto mi riguarda un buon disegnatore deve sempre mettersi in gioco, provare a cercare nuove soluzioni. Io ci provo spesso, compatibilmente con lo stile e la filosofia Bonelli. L'albo in edicola (Anime prigioniere) l'ho realizzato tutto in mezzatinta...". A proposito di disegni, mi viene in mente che alla mostra c'è un disegno inedito, mai apparso nelle storie di Dylan Dog già pubblicate... "Beh, quello fa parte della storia prevista per il numero 300 che sarà, da tradizione Bonelli, tutto a colori". Ci mette curiosità ma non riusciamo a cavargli nient'altro. Uscirà ad agosto 2011, per il resto è top secret. Azzardo: "Ma a che punto sei?". Risposta: "L'ho finito da un bel po', è già nelle mani di Marcheselli...".
Il mistero si fa fitto, l'attesa febbrile, la suspence pure... Poi qualcuno ci ricorda che si è fatto tardi, si chiude. Che bisogna lasciare il Bastione... Diamo l'ultima occhiata alla "fabbrica dei sogni". Ci salutiamo e ci ributtiamo nella notte buia, fredda, sotto una pioggia incessante, crepuscolare, diciamo pure dylandoghiana... mancano solo gli ululati.


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Articolo a cura di Silvio Teot

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